Associazione di giornalismo investigativo
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Ex allievi

 

Mariano Belmonte (giornalista freelance)

Come già osservato durante il corso di OSINT, tenutosi a luglio 2011, il corso in OpenData Journalism si caratterizza per una estrema praticità. La teoria è ridotta allo stretto necessario e, già durante le lezioni, si utilizzano tutti gli strumenti e le conoscenze acquisite. Con il materiale acquisito e avendo l'esperienza giusta, si può cominciare a lavorare su un inchiesta anche autonomamente da casa. Inoltre, il corpo docente è di alta qualità e disponibile: infatti si è rimasti in contatto al di là della singola lezione e ciò è stato utile anche per poter allargare la mia rete di conoscenze. Un corso utile per chi pensa ad un giornalismo fatto di dati e indagini, meno utile per chi pensa che il giornalismo sia soltanto scrivere un "buon pezzo".

 

Gianmarco Guazzo (giornalista, consulente, presidente del Collegio dei Probiviri dell'Associazione Stampa Molise–FNSI).

"L'approfondimento delle storie e delle cose che vi stanno dietro, la curiosità di 'grattare' i dati per scoprirne sotto i fatti, la necessità di dare qualità all'informazione attraverso nuovi strumenti di ricerca, elaborazione, interpretazione e visualizzazione dei dati, la possibilità di esplorare forme innovative di giornalismo aderenti anche alle mie altre passioni da "ricercatore" sui temi dell'economia, del lavoro, della società, della sostenibilità... Erano queste le motivazioni che mi avevano fatto decidere di iscrivermi al corso di Open Data Journalism, e adesso posso dire che tutte queste motivazioni (leggi "aspettative") sono state soddisfatte. La qualità dei docenti è stata eccellente: si sono visti competenza, impegno e passione applicati alla tecnica. La varietà di conoscenze strumentali messe a disposizione, poi, ci ha permesso finalmente di sporcarci un po' le mani con i mondi che stanno dietro/davanti/sotto/sopra i fatti e i dati. Tra le esperienze più belle, inoltre, c'è la condivisione di un percorso comune con i colleghi del corso (una bella ricchezza professionale ma soprattutto umana), che infatti continua sotto altre forme e che spero possa diventare un punto fermo della mia attività professionale".

 

Michela Stentella (giornalista, redazione Forum PA)

Ho scelto di partecipare al corso di Open Data Journalism per diversi motivi: perché gli open data rappresentano un tema molto attuale e, in Italia, ancora poco approfondito; perché è un argomento che mettiamo spesso al centro dei nostri articoli su Forumpa.it, testata per cui attualmente lavoro; perché penso che in questo mestiere sia necessario coltivare la curiosità verso temi e strumenti nuovi, che possono aprire prospettive diverse e inaspettate nel nostro modo di fare informazione. Inoltre la scelta dei docenti mi sembrava già sulla carta di alta qualità e devo dire che le mie aspettative non sono state deluse. Abbiamo avuto, tra l'altro, l'opportunità di lavorare con giornalisti stranieri, come Elena Egawhary e Simon Rogers, e questo è stato importante soprattutto per conoscere e sperimentare un approccio ai dati “culturalmente” diverso e più maturo rispetto alla realtà italiana. Naturalmente ci sono sempre delle eccezioni e almeno un paio di incontri sono stati al di sotto delle aspettative, ma è un rischio che si corre in un corso così vario…la sensazione è che, in quei casi, i docenti non abbiano colto pienamente il senso e gli obiettivi generali del corso in cui la loro lezione era inserita. A livello organizzativo, come evidenziato anche da altri partecipanti, ci sono ancora dei margini di miglioramento per le eventuali future edizioni. Credo, infine, che andrebbe ulteriormente potenziata la parte pratica, di laboratorio, privilegiandola rispetto alle lezioni di taglio più teorico. In generale, comunque, un'esperienza positiva: un corso stimolante e impegnativo, che tra l'altro mi ha permesso di conoscere persone con interessi professionali comuni e di avviare un lavoro di gruppo che sta proseguendo e che spero porterà buoni frutti.

 

Giovanni Rizzo (giornalista)

Da quando gli Open Data si sono affacciati in Italia, sono rimasti circoscritti al dibattitto "alto", politico e non, oppure sono diventati più che altro un argomento strettamente tecnico, riservato a smanettoni e programmatori che si sbizzarriscono più nel "making data beautiful" che nel trarne storie, notizie, analisi. Il merito più grande di questo corso è stato quello di riportarli sulla terra. Le lezioni sono state un ottimo mix tra tecnica e giornalismo in senso più stretto: ci si "sporca le mani" con tabelle, database, strumenti di data mining e data vizualisation; si rompe, insomma, il velo del geek, ma al contempo non si perde di vista il fatto che, dati o no, si sta parlando di JOURNALISM, di storie da raccontare. Una parte importante del merito va sicuramente ai docenti, di alto profilo sia professionale che umano, (quasi) tutti con una visione chiara del campo in cui ci stavamo muovendo, pur essendo innovativo e talvolta non strettamente legato con la loro disciplina.

 

Chiara Buongiovanni (giornalista, redazione Forum PA)

il mio giudizio sul corso è in definitiva molto positivo. Per una non tecnologa convinta l'Open Data tende a rappresentare un miraggio, un albero pieno di frutti. a cui tendenzialmente non saprei come arrivare. questo corso mi ha suggerito delle "scalette" e mi ha aperto un mondo decisamente interessante. Fondamentale, inoltre, il continuo richiamo agli obiettivi e alla natura del buon giornalismo. Unica nota: inserirei una o due sessioni di pura pratica, la settimana successiva a quella in cui si spiegano gli strumenti.

 

Ezio Bianchi (Presidente Associazione Onlus Cittadini per Cittadini L'Aquila)

Un corso in Open Data Journalism, con presenze docenti nazionali e internazionali di altissimo livello: concentrate in un arco di tempo in cui è possibile solo una assimilazione veloce. Docenti che hanno condiviso senza riserve la loro esperienza e reti di contatto, organizzatori disponibili, ambiente sereno. La disponibilità di link e materiali vari, oltre ai video delle lezioni consentirà di trarre massimo profitto da un tirocinio pratico indispensabile a metabolizzare il tutto. Probabilmente una buona conoscenza di office (Excel in particolare) come prerequisito avrebbe consentito una maggiore speditezza. Gradevole il clima instaurato tra i discenti, comprensione, entusiasmo, condivisione, un sicuro interesse per l'open data e i progetti possibili che porterà nel tempo, con la rete , positività nell'attività di ciascuno. Un sentito grazie a quanti hanno collaborato all'ideazione, organizzazione e realizzazione di una così bella esperienza realmente formativa.

 

Christian Quintili (coordinatore della sezione bolognese di Action Aid).

La scuola di Open Data Journalism affronta la tematica sul versante tecnico e su quello normativo e restituisce un quadro di sintesi esaustivo e sintetico. I docenti sono di alto livello e l'organizzazione del percorso formativo consente un approfondimento graduale indicato anche a chi non ha dimestichezza con l'argomento. La scuola rappresenta inoltre un'ottima opportunità di entrare in contatto con la community di professionisti interessati all'argomento.

 

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